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lunedì 20 luglio 2015

[arcobaleno d'inchiostro] - I VINCITORI!



Eccoci ad annunciare il vincitore della gara 5 del contest letterario Arcobaleno d'Inchiostro, sul genere giallo.

Prima di passare alla proclamazione del racconto migliore vogliamo fare una piccola precisazione: sicuramente un genere complesso come il giallo ha necessità di più spazio per essere affrontato in modo dettagliato, però il gioco-contest è così e le sue regole valgono per ogni gara. Merito quindi agli autori più coraggiosi che si sono cimentati in questa tornata e, proprio per questa ragione abbiamo deciso di comune accordo con il giudice di premiarne solo uno.
Da parte dello staff di Magla, l'isola del libro, facciamo i più sinceri complimenti all'autore selezionato e ringraziamo tutti i partecipanti per aver gareggiato a colpi di penna a questa nuova disputa letteraria, particolarmente difficile e impegnativa, come lo è il genere GIALLO.

Ma ora arriviamo al momento clou di questa gara 5, del nostro contest dei generi letterari: ecco il  vincitore!

...Il giudice di questa sfida, Gino Marchitelli ha decretato il racconto che più si avvicina ai canoni del genere letterario affrontato e quindi lasciamo a lui la parola...




RACCONTO VINCITORE
L'uomo con la cerniera
di Caterina Silvia Fiore



La motivazione del giudice:
Il racconto di Caterina Silvia Fiore riesce a condurre, in poche battute, il lettore su un terreno di mistero che lo porta a farsi le necessarie domande a chi legge di giallo e mistero. Il lettore si chiede il perché di quella cicatrice, le descrizioni delle sensazioni vissute dal protagonista sono ben descritte e creano l'immedesimazione nelle condizioni "di vita" del personaggio. Le riflessioni sono riportate in modo accurato e ben comprensibile in alcuni passaggi. La descrizione è cinematografica e "fa vedere" al lettore la scena.

E' sicuramente il miglior racconto tra quelli ricevuti.

Il lato debole, per voler essere un giallo/mistero, è che non si comprende la motivazione che ha portato alla "separazione" in due di Nicholas. Lo spiega il titolo ma non il finale se non in senso metaforico.
Rimane comunque il racconto più completo tra quelli ricevuti. Complimenti a Caterina Silvia Fiore, ma c'è ancora molto da lavorare... :-D

(Gino Marchitelli)

 _____________________
 
 Ecco il racconto premiato
racconto vincitore



L'uomo con la cerniera


Caterina Silvia Fiore


Questa era la seconda mattina che si svegliava con una sensazione angosciante al pene, come se una ventosa sottopelle stesse risucchiandolo dall’interno del suo corpo, creando istanti di acuto dolore che inviavano al suo cervello dei black out temporanei.
Allungando la mano si toccò la zona attorno al membro, toccò l’ammasso di carne spessa e rosea che divideva in due il suo ventre, l’accarezzò dolcemente, come a volerla ammansire, poi le sue dita proseguirono lungo la linea callosa che diventava di un rosso vivo, mentre saliva a dividere in due parti il torace muscoloso.
La cicatrice proseguiva verso il collo, tagliava in due il viso e la parte terminale era nella fronte, dove l’ultimo centimetro di pelle, neanche a farlo apposta, era frastagliato a mo’ di ricamo e sembrava chiudere, come un fermaglio, questo lungo percorso di carnalità aggiunta.
Nicholas faticò a sollevarsi in posizione eretta, le braccia gli tremavano, sentiva nelle narici odore di canfora, di vecchio, di armadi stantii, di ritorno alle origini.
Si guardò intorno, non riconoscendo immediatamente quella stanza, il letto, i pochi essenziali mobili che occupavano uno spazio molto esiguo, il caldo umido gli rendeva difficoltoso ogni movimento.
Si fece forza e si alzò, come un naufrago sbattuto sulla terraferma, abbandonato da tutti, si diresse verso quello che credeva fosse un bagno.
Aprì la pesante porta in legno grigio che conduceva ad un piccolo gabinetto, dotato di un water, una vasca piccolissima e forse non utilizzata nell’arco degli ultimi dieci anni. E scaffali, tanti scaffali, dove vi erano posizionati sopra diverse bottiglie piene di un liquido trasparente.
Adesso l’odore di canfora era fortissimo, tale da bruciargli la gola e il naso ma gli scappava da pisciare e cercò di trattenere il respiro per quegli istanti che gli occorrevano a svuotarsi.
C’era uno specchio da quattro soldi, sopra il lavandino, la cornice in plastica bianca era spezzata in più punti e la superficie opaca rifletteva il volto di un uomo marcio, nell’odore umido e pungente che soffocava il fiato senza armistizio.
Ebbe paura.
La sua mente cercava di ricordare, ma ad ogni tentativo sentiva bruciargli quel pezzo di carne aggiunta che si ritrovava sulla fronte, come se ogni volta cercasse di far saltare quello strano lucchetto che sembrava marchiarlo per sempre.
Certe immagini gli erano rimaste, come buie orme lo conducevano verso qualcosa, ma erano come piccole fessure create su un pesante tendone di scena, incommensurabilmente troppo piccole e lo facevano annaspare, come avesse fame d’aria, un’aria impregnata di troppe cose.
Si sciacquò la faccia velocemente, la vasca sporca non lo invogliava a fare altro, poi tornò nell’altra stanza, quella che conteneva il letto.
Sulle lenzuola erano posati un pantalone verde e una camicia bianca, ben stirati, un paio di mocassini nuovi, la suola dimostrava che non erano mai stati indossati, un documento d’identità. Prima non c’erano.
Si avvicinò al letto e prese il tesserino, lo guardò e non ebbe alcun ricordo, non lo collegò alla sua persona, né al suo passato, né al suo presente.
Fece per prendere la camicia ma dovette piegarsi in due per i dolore al ventre. Ancora risucchi dall’interno.
Sgomento si guardò la cicatrice che lo divideva in due, era ferma, immobile, tutto lo sconvolgimento stava avvenendo sotto la superficie, esternamente appariva solo una innocua testimonianza di qualcosa di aperto e di richiuso, nulla lo aiutava a ricordare, a capire.
Nicholas indossò il pantalone e la camicia, la taglia era perfetta, si mise ai piedi i mocassini, meravigliandosi della loro vestibilità e morbidezza, non avrebbe mai scelto quella roba, no, di questo era sicuro, non sapeva il perché ma ne era sicuro. Lui non era così.
Le manovre della vestizione si conclusero, non senza una sofferenza continua, soffusa e sorda.
Si sentiva stonato, fuori posto, come se avesse vissuto qualcosa di tormentoso ed ora stesse in un limbo, impotente, incapace di fare qualcosa per non mettere un piede in fallo e morire.
Chiunque fosse, lo aveva privato di tutto, della sua identità, della sua libertà, del suo futuro.
Uscendo da quel piccolo appartamento, Nicholas si ritrovò in strada, sotto un sole accecante.
Fu allora che l’uomo si chiese se la vita e la morte fossero due stati separati o connessi intimamente tra loro, perché lui era lì, camminava, respirava, sudava, ma era morto, sì, era un fantasma incredulo che percorreva una via sconosciuta, pregna di odori strani, che scavavano un passaggio dentro le sue narici fino ad esplodere nel cervello, nauseanti, rumori che violentavano le sue orecchie, individui che passavano veloci urtando le sue membra, lasciando un olezzo di pelle abbronzata e impregnata di crema doposole, magari lo sfioravano anche debolmente, ma per lui erano come scudisciate feroci che affondavano nella carne.
Decise che non avrebbe cercato di scoprire chi fosse, continuò a camminare avendo sempre in testa una frase di Sofocle: “Meglio sarebbe non essere mai nati, ma essendo nati, meglio è ritornare il più presto possibile là da dove si è venuti, e cioè morire giovani”. E così, in quell’estate rovente, un profilo d’uomo girovagò a lungo senza meta, arrivando al porto, arrivando al mare. Poi, nessuno lo vide più.






 


lunedì 13 luglio 2015

[arcobaleno d'inchiostro] - L’ultima indagine del Commissario Giostri di Maria Teresa Frassetti (incipit)


Test. A chi assomigliano di più le tue capacità investigative?All’ induzione logica di Sherlock Holmes, all’intuito infallibile di Ellery Queen o al lavorio incessante delle cellule grigie di Poirot?
Accaldato, il Commissario Giostri lanciò in aria l’inutile inserto estivo del quotidiano locale.
I metereologi paragonavano l’afa estiva al Flegetonte dell’Inferno dantesco, per cui il suo giorno di riposo si prospettava davvero di fuoco. All’improvviso squillò il telefono. Giostri chiuse gli occhi sperando che fossero i soliti call center ma, dopo una breve pausa, la nona sinfonia di Beethoven ripartì. Quella chiamata insistente non prometteva nulla di buono.
Di nuovo una vittima, ergo, un assassino spietato a cui dare la caccia. Perché la gente arrivava ad uccidere, a compiere un gesto così estremo? Da quando aveva iniziato la sua carriera in polizia, se lo era sempre chiesto, senza trovare risposta.
Mancava un mese alla pensione e quello dei delitti era l’unico calcolo che sapeva di non poter sbagliare. Questo sarebbe stato il decimo e, sperava, l’ultimo con cui avrebbe avuto a che fare. Dovette mostrare al custode il tesserino di riconoscimento per entrare in uno dei più esclusivi club privato fiorentini, il regno paradisiaco dei nullafacenti estivi, poco distante dal Piazzale Michelangelo. Il corpo era sdraiato su un’amaca legata a due pini di alto fusto in un angolo appartato di un giardino di svariati ettari. Passò quindi all’esame della vittima, avvicinandosi alle spalle del medico legale. Donna, quarantenne, finta bionda, aspetto estetico estremamente curato e raffinato, vestito da sera e scarpe con tacco alto costosi probabilmente più del suo spartano stipendio mensile. L’ispettore Favilli lo informò sulle sue generalità.

[arcobaleno d'inchiostro] - Per un colpo di zoom , di Cristina Biolcati (incipit)



«Una bella zoomata su tutta la stanza».
«Va bene commissario, sarà fatto».
Il tecnico si mette all’opera, armeggiando sul filmato della telecamera di sicurezza della villa. Quella stessa telecamera che ha ripreso gli ultimi istanti di vita di Rudy Gualtieri, compagno del padrone di casa, il facoltoso Walter Rossetti, titolare della “Rossetti Socks”, una ditta produttrice di calze da ginnastica, con tallone e suola traspiranti e praticamente indistruttibili.
Il commissario Andrei fatica a comprendere come nel 1980 ci sia ancora un tale divario fra chi si è arricchito e chi tira semplicemente a campare, con un misero stipendio da poliziotto. Di una cosa però è contento, e cioè che Rossetti viva nello sfarzo più assoluto. Perché altrimenti, se non temesse per i furti ed i sequestri di persona, non si sarebbe fatto istallare una bella telecamera in ogni stanza, come quella che ha ripreso l’uccisione.
Circa alle 21 del giorno precedente, si vede Rudy Gualtieri, un ragazzone grande e grosso, seduto sul divano del salotto. All’improvviso, la sua attenzione viene catturata da qualcosa alle sue spalle. Forse qualcuno suona alla porta, oppure entra in casa. Perché il ragazzo esce per un attimo di scena, per tornare pochi istanti dopo. Rudy gli dà le spalle e sembra tranquillo. Ma poi si gira e viene colto di sorpresa. Prova a dire qualcosa, e alza le mani come a volersi proteggere. La pallottola lo raggiunge in pieno petto e cade a terra esanime, fra il mobile bar ed il tavolino, dove è stato trovato. Dell’assassino nessuna immagine, come se sapesse esattamente come non farsi inquadrare: un’ombra che si dilegua, come fosse un fantasma.
Il commissario Andrei sa chi è stato. Lo ha capito subito. Ma non sa come provarlo. E se non si hanno prove, tanto vale non avere capito niente. Si fa più bella figura.

sabato 11 luglio 2015

[arcobaleno d'inchiostro] - La Vendetta di Antonio Borghesi (incipit)

Era quello che tutti definivano “na’ carogna”, ma quella fine così cruenta forse non se la meritava. Si era creato una fama di duro, ma vigliacco perché era cattivo, soprattutto con la sua donna e i suoi quattro figli ancora piccoli. Li picchiava, poi come se nulla fosse, se ne andava a cacciare sott’acqua. Diceva di essere un subacqueo ma anche in quel campo la sua vigliaccheria era grande. Invece di usare i suoi polmoni e scendere in apnea, usava bombole e fucile ad aria compressa. Aveva una piccola barca con motore fuoribordo e con quella andava a cacciare, di frodo ovviamente, di preferenza nella riserva di Punta Campanella dove le prede erano facili da catturare. Lui non si accontentava di uccidere solo quelle necessarie a sfamare la sua famiglia ma tutte quelle che poteva, che poi rivendeva ad amici compiacenti della costiera sorrentina proprietari di ristoranti e con quello che ricavava manteneva solo i suoi vizi. Fumo e donne di malaffare. Quando gli finivano i soldi, un po’ di spaccio di marijuana gli rimetteva in tasca qualche centinaia di euro per continuare la “bella vita”.

[arcobaleno d'inchiostro] - REGINA di Maroncelli Lorella (incipit)

Quell’estate era stata calda, di quelle che creano un’aspettativa di nervosismo… di quelle che sai già che succederà qualcosa, e che sarà per forza una brutta faccenda; sì perché è il caldo che crea agitazione e tensione, che amplifica le reazioni al peggio, che scolorisce i confini del male….Così infatti era successo un qualcosa, in quel quartiere di prima periferia, di quelli tranquilli, composto prevalentemente da villette singole e pochi piccoli condomini, caratterizzato dal parco che ne limitava un’estremità mentre dall’altra c’era la statale che porta al mare…

In una di quelle strade, quella chiusa, c’erano dunque un condominio piccolo, con soli sei appartamenti e, dall’altro lato della strada, una bella villetta. E’ qui che si era consumato il delitto, dove era stato ucciso un piccolo cane, Regina, in modo inconsueto e crudele; era stato trovato morto, impiccato alla parte interna del cancello, ma addirittura prima era stato avvelenato, aveva dichiarato il veterinario dopo l’autopsia, e naturalmente non si sapeva da chi…

La villa era occupata da una coppia di anziani, i signori Lorenzo e Franca, persone molto socievoli, benvoluti da tutti per la loro simpatia e semplicità; e nell’altro appartamento dalla loro figlia Laura, persona dal sorriso aperto ed il facile approccio, dal marito Luciano del quale non si poteva dire lo stesso, uomo schivo e taciturno ed il nipote Enzo, il figlio ventiquattrenne, che la giovane età portava ad essere quasi invisibile nel quotìdiano, impegnato con l’università e la vita sociale. A loro si era aggiunto da un anno il piccolo cane , un border terrier, che aveva sostituito alla morte il loro vecchio cane non di razza.

[arcobaleno d'inchiostro] - L’UOMO CON LA CERNIERA di Caterina Silvia Fiore (incipit)


Questa era la seconda mattina che si svegliava con una sensazione angosciante al pene, come se una ventosa sottopelle stesse risucchiandolo dall’interno del suo corpo, creando istanti di acuto dolore che inviavano al suo cervello dei black out temporanei.
Allungando la mano si toccò la zona attorno al membro, toccò l’ammasso di carne spessa e rosea che divideva in due il suo ventre, l’accarezzò dolcemente, come a volerla ammansire, poi le sue dita proseguirono lungo la linea callosa che diventava di un rosso vivo, mentre saliva a dividere in due parti il torace muscoloso.
La cicatrice proseguiva verso il collo, tagliava in due il viso e la parte terminale era nella fronte, dove l’ultimo centimetro di pelle, neanche a farlo apposta, era frastagliato a mo’ di ricamo e sembrava chiudere, come un fermaglio, questo lungo percorso di carnalità aggiunta.
Nicholas faticò a sollevarsi in posizione eretta, le braccia gli tremavano, sentiva nelle narici odore di canfora, di vecchio, di armadi stantii, di ritorno alle origini.

venerdì 10 luglio 2015

[arcobaleno d'inchiostro] - "Diana, o della passione" di Marta Paparella (incipit)

Non avresti voglia di perderci la testa, eppure ti tocca.
Sei alla terza dose di quella robaccia alcolica che hai recuperato dai tuoi, prima di salutarli e rientrare a casa. La terza domenica di ogni mese ti affanni a mollare tutto giù in questura e a dedicare due ore ai tuoi genitori. Non è malaccio, solo dispersivo. Fai fatica poi a rientrare nel personaggio, ad abbandonare i panni del figlio unico e viziato per riprendere quelli dell’impavido umorale commissario di polizia che, tuo malgrado, sei diventato.
Ti butti sulla sedia e sposti la lampada verso il centro della scrivania.
Melania Sitta è stata uccisa in un camerino del teatro, a fine spettacolo.
Il verbale della scientifica è chiaro, pur se ancora parziale: morte per asfissia.
Concentrati, Sandro.
Spazzi con la mano le fotografie scattate sul luogo del delitto: ricordi un primo piano della vittima. Lo peschi sul bordo della scrivania e lo tiri a te. Un collo perfetto, candido, una ciocca di capelli neri infilata dietro l’orecchio, zigomi alti e grandi occhi scuri che fissano il soffitto. Nessun segno di strangolamento, niente su tutto il corpo, a parte una contusione sulla tempia destra e un’irritazione dell’epitelio faringeo.
Sbuffi e ti scompigli i capelli. Diana arriverà verso le tre, dopo la chiusura del cinema. Devi trovare il tempo di fare una doccia, e magari di risolvere anche il caso

[arcobaleno d'inchiostro] - Dies Irae, di Mario Luciani (incipit)

Baker Street, 13 novembre 1896


Cominci la sonata per violino n. 2 in A Minore di Bach, mentre John tamburella con le dita sul bracciolo del divano. Fra qualche minuto sbufferà e compiaciuto incolperà il giovane Otis che ritarda con il giornale. Non accetta che tu sguinzagli un tredicenne per raccogliere informazioni…

«Ecco il “The Noir”. Grazie, Natasha. Holmes, ascolta: Risolto il delitto in

Poplar District dal famoso detective…»

«Dottore, hanno consegnato anche questa busta da lettere.»

«Holmes! Da quando il ragazzo ti fa da postino?»

«Mi perdoni, dottor Watson, ma il tutto è stato recapitato da… hihihi!»

Posi il violino. «Devo dedurre che costui, oltre a sorprenderla, l’ha divertita. Ne

conviene?»

«È così, Ser Holmes. Il nano aveva il viso truccato da clown. Mi ha salutata in ucraino.»

«Continui, la prego.»

«Faceva acrobazie tra la gente per giungere alla carrozza che poi… che poi ha portato

via.»

giovedì 9 luglio 2015

[arcobaleno d'inchiostro] - "Vittime" di Diego Zucca (incipit)

VITTIME
Diego Zucca

La scena che si presentò agli occhi del commissario Lombardi era davvero terribile. Il corpo del professor Tebaldi era dietro la lavagna, mani e piedi legati, la bocca cucita.
- Ora non possiamo più nasconderci. – asserì il preside dell’Istituto privato Macchiavelli.
- In che senso? – chiese Lombardi, mettendo mano al suo inseparabile taccuino, compagno di una vita.
- Nel senso che tutto è iniziato con danni agli oggetti. Una bella “rigata” sullo scooter di Manfredi, la bicicletta di Palmera con le ruote forate, il quaderno di Antonucci fatto a pezzetti durante l’ora di ricreazione…
- E nessuno ha visto nulla?
- Come sempre. Nessuno ha visto nulla. – confermò il preside Franchini.
- Avete dei sospetti? A me interessa tutto ciò che fa parte della natura umana, mon cher ami. – cercò malamente di scimmiottare Poirot.
- Sospetti veri e propri no, questo è un Istituto esemplare.
- Qualche rumeno o nordafricano da dare in pasto alla stampa?
- Nessuno. All’inizio abbiamo pensato a dei vandali, visto che gli oggetti danneggiati erano inizialmente all’esterno della struttura, chiunque poteva introdursi in giardino. Poi dopo il quaderno abbiamo pensato ad uno dei ragazzi. Ma come può un ragazzo di sedici anni circa aver ucciso in modo così barbaro il professor Tebaldi, che è almeno il doppio di qualsiasi studente dell’istituto?
Lombardi guardò ancora una volta il corpo del professore, la bocca cucita e assentì.

[Arcobaleno d'Inchiostro] - gara 5: Giallo, I RACCONTI IN GARA





 

ECCO I RACCONTI GIA' PERVENUTI IN REDAZIONE

(potete leggere l'incipit di ogni racconto cliccando nel titolo)





La scadenza per il termine di invio racconti 
è fissata per domenica 12 luglio ore 20.00
...mandate i vostri racconti!

* i racconti rimangono di proprietà degli autori 
** gli autori che invieranno apposita liberatoria debitamente compilata verranno inseriti nell'ebook che Magla realizzerà a fine contest (data ipotetica novembre 2015)
*** gli autori che invieranno solo il racconto senza liberatoria parteciperanno alla gara in corso senza essere inseriti nell'ebook futuro. 





[arcobaleno d'inchiostro] - "Aela" di Tino Daniela (incipit)

AELA
Tino Daniela

Le tre del mattino. Una pioggia scrosciante batte sull’asfalto, delle scarpette da tennis bianche infangate sul bordo si muovono rapide. Dopo otto ore di faticoso lavoro una giovane donna si appresta a tornare a casa. L’odore di patatine fritte e hamburgers di dubbia provenienza le aveva fatto venire il voltastomaco. Un intero sabato sera a servire ai tavoli di un fast food invece di divertirsi con le amiche. Già, delle amiche… il suo carattere solitario le aveva impedito di coltivare amicizie durature, a parte Mike, l’altro cameriere, abitavano nella stessa via e dopo il lavoro tornavano sempre a casa insieme. Quella sera però si era cambiato il turno, non poteva mancare al matrimonio della sorella.
Pochi metri la separavano dal portone, una leggera nebbia le impediva di aguzzare la vista, i lampioni posti a margine dei marciapiedi illuminavano la sua abitazione, divisa dalle altre due da stretti vicoletti.
Le tre e dodici. Un urlo assordante risuona per via Tuffini.

giovedì 2 luglio 2015

[Arcobaleno d'inchiostro] - contest dei generi letterari: GIALLO


ARCOBALENO D'INCHIOSTRO


IL CONTEST E' GRATUITO, IL VINCITORE VEDRA' IL SUO RACCONTO PUBBLICATO SU QUESTO BLOG CON SCHEDA DI VALUTAZIONE DEL GIUDICE!







I racconti devono essere di genere GIALLO (si accettano anche racconti già editi, purché l'autore ne detenga i diritti)



La lunghezza del testo deve essere di massimo 6.000 battute totali (spazi inclusi). 



Periodo invio racconti: da lunedì 6 luglio fino a domenica 12 luglio 2015 (ore 20.00).


Gli autori devono compilare apposita liberatoria se vogliono vedere il proprio racconto inserito nella futura antologia in ebook che verrà diffusa gratuitamente da Magla, l'isola del libro, a termine del contest (data ipotetica uscita novembre 2015). La liberatoria va spedita assieme al racconto, i racconti senza liberatoria verranno automaticamente non inseriti nell'ebook ma parteciperanno di diritto alla gara in corso. Scarica la liberatoria qui



I testi andranno
inviati alla seguente email: magla.isoladellibro@gmail.com


Il nostro giudice valuterà i racconti e stabilirà il più attinente al tema, che sarà quindi proclamanto vincitore. Il giudice per questa gara è: Gino Marchitelli [vedila scheda a seguire]



Proclamazione vincitore del contest:  lunedì 20 luglio 2015








INFORMAZIONI SUL GENERE LETTERARIO 

Giallo

(a cura di Clementina Boccellino)

[clicca sull'immagine per ingrandire]




INFORMAZIONI SUL GIUDICE ESTERNO DI QUESTA GARA

Gino Marchitelli



(elaborazione grafica di Clementina Boccellino)

[clicca sull'immagine per ingrandire]













 

ECCO I RACCONTI GIA' PERVENUTI IN REDAZIONE

(potete leggere l'incipit di ogni racconto cliccando nel titolo)




La scadenza per il termine di invio racconti 
è fissata per domenica 12 luglio ore 20.00
...mandate i vostri racconti!

* i racconti rimangono di proprietà degli autori 
** gli autori che invieranno apposita liberatoria debitamente compilata verranno inseriti nell'ebook che Magla realizzerà a fine contest (data ipotetica novembre 2015)
*** gli autori che invieranno solo il racconto senza liberatoria parteciperanno alla gara in corso senza essere inseriti nell'ebook futuro.