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lunedì 11 maggio 2015

Arcobaleno d'inchiostro - STOP INVIO RACCONTI



CHIUSO L'INVIO DEI RACCONTI PER IL CONTEST "ARCOBALENO D'INCHIOSTRO"

 

Ringraziamo tutti i 17 autori che hanno raccolto la sfida di Magla e si sono cimentati nella scrittura di storie del genere comico! 

Desoler vada dallo preside! - Alessandro De Soller
Johnny lo sfigato - Giovanna Avignoni
Il Papa è scivolato - Alberto Lettieri 
Milano-Crotone - Giacomo Pitrelli
Merry Christmas - Lodovico Ferrari
Gutenberg ha ucciso il nonno - Giovanna S.
Il ranocchio triste - Federica Gaspari
La maledetta ora legale - Diego Zucca
La Palestra - Anna De Lorenzo
Le diversità elettive - Daniele Pollero
Cena tra amiche - Fiorella Carcereri
Lo strano caso del Dottor T - Monica Coppola   
Il signor Michele del settimo piano - Wanda Biancolini  
La minestra di Ressù - Demetra Efthimou Raposa
Il messaggio di Sabrina - Pasqualina d'Ambrosio  
Zucchine arance e moscerini - Paola Paudice
Scambiamoci un segno di pace - Annamaria Vernuccio  


ORA LA PAROLA SPETTERA' AL GIUDICE SPECIALE, ANTONIO BORGHESI, PER PREMIARE IL RACCONTO PIU' ATTINENTE E RAPPRESENTATIVO DEL GENERE COMICO. IL VINCITORE VEDRA' IL SUO RACCONTO PUBBLICATO IN QUESTO BLOG!

LUNEDI' 18 MAGGIO LA PROCLAMAZIONE DEL VINCITORE... STAY TUNED! :-D

domenica 10 maggio 2015

Scambiamoci un segno di pace - di Annamaria Vernuccio [incipit]



Sono tutti lì…i parenti di lei e quelli di lui. Tutti ben vestiti e impomatati; le signore hanno persino il cappello. Si è voluto fare le cose in grande stile, bisogna dimostrare di essere gente di un certo livello!
Premesso che come fosse riuscito a sbocciare l’amore fra Andrea e Luisa restava un mistero, i due ( novelli Giulietta e Romeo ) abitavano nello stesso caseggiato di periferia dove le liti erano all’ordine del giorno. Si litigava x tutto: dai panni stesi al balcone ai tappeti battuti fuori orario e così via. Andrea era il figlio di “ quelli del piano di sopra e Luisa era la figlia di “quelli del piano di sotto” Se ci s’incontrava sull’ascensore, piuttosto che parlarsi ci si guardava le scarpe o il soffitto…ed era in questo contesto che era cresciuto l’amore fra i ragazzi.
In qualche modo i due erano riusciti a far superare tutto ciò alle proprie famiglie fino alle scelte sull’organizzazione del matrimonio che aveva scatenato nuovamente la guerra.
Ora sono tutti lì riuniti in chiesa, i familiari della sposa rigorosamente a destra e quelli dello sposo a sinistra che aspettano l’arrivo della sposa . Eccola…finalmente! Le note della marcia nuziale , l’ingresso di Luisa raggiante fino all’altare dove l’aspetta Andrea. Si siedono emozionati e aspettano che entri il prete.

Zucchine, arance e moscerini - di Paola Paudice [incipit]


Non riesco assolutamente a capire perché negli illustri tomi della Storia della Letteratura non vi sia neanche una riga dedicata ai moscerini. E dire che di animali, nelle sue pagine, se ne trovano a iosa: Esopo, nelle sue Favole, fa parlare volpi, cicale, formiche, lupi, rane, mosche, zanzare; Apuleio fa sì che il povero Lucio prenda le sembianze di un asino (e d’oro perlopiù!); l’unica persona che avrebbe potuto riscattare la categoria sarebbe stato Kafka, ma ha pensato bene di non specificare in quale insetto si trasformi Gregor Samsa, e così facendo ci ha condannato, ancora una volta, all’oblio. Siamo ricordati solo per una canzoncina, una stupida canzoncina per bambini. Devo ringraziare Cristina d’Avena se ogni volta che qualcuno mi chiede «che insetto sei?» e la mia risposta è «un moscerino» parte quell’insopportabile «uh lalla, uh lalla, uh lallalà!».

Il messaggio di Sabrina di Pasqualina D'Ambrosio [incipit]


Le porte del mondo tecnologico si spalancarono a Cinzia, quando il marito le regalò un nuovo cellulare. Si diede alla pazza gioia collegandosi ogni giorno con il mondo intero e triplicando il numero dei suoi amici su Facebook. Il fischio inconfondibile di whatsApp sembrava scandire i suoi passi finché sua figlia , guardandola con sussiego e sbuffando come una pentola a pressione, le spiegò che si poteva anche togliere la suoneria. Ormai i figli conoscevano tutti i segreti del mondo tecnologico e glieli centellinavano come fossero pozioni magiche.
Onde evitare che squillasse a tradimento, Cinzia, da brava scolaretta, metteva la vibrazione ogni volta che era in riunione. Così fece quel pomeriggio in cui doveva partecipare ad un corso d'aggiornamento. Prima di farlo scivolare in borsa, si collegò a Messenger per salutare virtualmente il trio di amiche con cui condivideva ogni momento della sua giornata. Inaspettatamente fece capolino la foto con il viso dell'amica Sabrina che abitava a Londra. Riuscì a leggere solo il titolo del messaggio: “ Cara Cinzia ti ho mandato qualcosa”, prima di trovarsi catapultata nella penombra dell'aula magna.

La minestra di Ressù - di Demetra Efthimiou Raposa [incipit]

 Il <ressi> fatto  dalla <donna buona> Marikku’, detta  anche  <Ressu’> assumeva  sapori strani. Accendeva il  fuoco dentro a chi lo mangiava . Svegliava  desideri e voglie a tutti gli uomini. Tutti i maschi  aspettavano con ansia l’ arrivo di qualche matrimonio per  assaggiare la minestra della <buona donna>  Ressu’ . Per la  preparazione ci volevano ben  tre giorni interi, e tutti gli abitanti di Kapnu’ si invitavano a partecipare al grande spettacolo.  Gli spettatori erano quasi tutti maschi, ad eccezione di  poche donne amiche  degli sposi.  Le donne del paese erano  gelose e molto cattive con  Ressu’. Lei aveva  doti speciali  e gli uomini le  conoscevano molto bene!   Prestava i suoi servizi  non solo per la preparazione della zuppa (piatto tipico dei matrimoni), ma anche quei servizi che ogni <donna buona>  da agli uomini a pagamento! 

venerdì 8 maggio 2015

Il signor Michele del settimo piano - di Wanda Biancolini [Incipit]

Continuava a premere il bottone di chiamata dell’ascensore; per sicurezza. Aveva sentito del trambusto era uscito sul pianerottolo e, sporgendosi un po’, aveva visto la signora del sesto piano uscire di casa e le aveva chiesto cosa fosse successo. “Ascensore rotto!” aveva sorriso lei guardando in su.
Non era molto convinto, perciò provava di persona. Da qualche tempo, chissà perché, un sacco di persone gli mentivano. Compresi i suoi figli. Non che quella bella signora potesse essere una bugiarda, per carità, però…non si sa mai con le donne!
Lui quella mattina doveva proprio uscire: si sentiva meglio, c’era il sole e gli servivano assolutamente le uova. Suo figlio lo aveva pregato, supplicato, di non uscire da solo dopo l’operazione all’anca ma che ne sapeva quel ragazzo..sempre lì a dirgli cosa doveva o non doveva fare: era suo padre, non un ragazzino! Borbottava ancora mentre rientrava in casa, si metteva il cappello e prendeva il carrello della spesa. Guardò con sospetto il cellulare posato sul mobiletto dell’ingresso con vari numeri scritti molto grandi su un’agendina; li ignorò entrambi ed uscì.

Lo strano caso del Dottor.T - di Monica Coppola [incipit]


Da qualche giorno le cose mi quadravano meno del solito.
Starnutivo ripetutamente ed avevo sempre sonno.
In più, tanto per gradire, mi erano comparse due macchioline rosse sul collo che mi facevano sembrare un appetibile dessert per giovani licantropi.
Così la Dottoressa C., medico curante, mi ha spedita dritta dall’esimio Dottor T., allergologo di sua fiducia.
Calvo e mingherlino, occhietti penetranti e un camice che quasi sembrava danzare attorno alla sua esile figura, il Dottor T. mi ha osservata grattandosi il mento ossuto.
"E' solita ad usare gioielli in acciaio, nichel o..."  mi ha domandato, indirizzando uno sguardo torvo ai miei orecchini "…plastica e altre diavolerie simili?"
Istintivamente la mia mano è corsa a coprire le lunghe margherite made in china che penzolavano allegramente sul mio lobo sinistro.
"Bhe, sì. Ma solo ogni tanto…" ho ammesso imbarazzata
"Mmm… lo sospettavo" ha mugugnato maneggiando con alcune provette "Fuma, beve o fa uso di sostanze particolari?"
"Macchè!" ho scosso subito la testa con decisione "Non reggo nemmeno un sorso di Heineken!"
"Mmm … sospettavo anche questo" ha aggiunto osservandomi  con commiserazione.
Poi ha inzuppato un batuffolo in una tazza d’alcol cospargendomi l’avambraccio di gocce minuscole, mentre la sua penna, lunga ed affilata, scarabocchiava incomprensibili simboli.
A quel punto i sospetti sono venuti a me…
I suoi occhi da pipistrello hanno iniziato quasi a roteare mentre dalle sue labbra sottili si diffondevano vocaboli sconosciuti “Cladosporium herbarum…mucor mucedo…alternaria tenuis…pennicillum notatum.”
Mi sentivo la protagonista di un rito esoterico e temevo che il suo camice iniziasse a volteggiare come uno spettro, circondato da pozioni che si libravano in volo, sogghignanti.

Cena tra amiche - di Fiorella Carcereri [incipit]




Ieri sera mi sono ritrovata a cena al “Giardino delle Rane” con alcune amiche di vecchia data.

Mentre stavamo aspettando le bruschette piccanti, un ottimo antipasto della casa, ho notato che il cameriere Ugo si stava dando esageratamente da fare al nostro tavolo, chiedendo cose futili, in particolare ad Ortensia. Petunia, tutte noi lo sapevamo, era follemente innamorata di quel ragazzo, ma senza speranza. Lui, invece, non la degnava di uno sguardo.

Dato che poi il risotto alle ortiche tardava ad arrivare, Violetta, per ingannare l’attesa, si era letteralmente attaccata alla bottiglia. Quel vino bianco secco, fresco al punto giusto, era troppo invitante…Era praticamente astemia, ma non gliene fregava niente. La compagnia le faceva questo effetto…

Ad un certo punto, Violetta sbottò, rivolta a Petunia: “Ma smettila, non vedi che non ti fila. E’ inutile che gli fai quegli occhi da triglia!”. A causa del suo crescente stato di ebbrezza, lo aveva urlato a squarciagola e tutta la sala, cameriere Ugo compreso, si era girata imbarazzata verso il nostro tavolo. Qualcuna di noi suggerì di portare fuori Violetta a prendere un po’ d’aria. Avrebbe fatto bene, a lei ed anche alla nostra reputazione.

giovedì 7 maggio 2015

Le diversità elettive - di Daniele Pollero [incipit]




Sono le 22.30 di una normale serata di travolgente passione.

O almeno, per qualcuno sarà così.

Ma non per i nostri protagonisti.

Lei, vergine militante, cintura di castità ambulante e appassionata lettrice.

Lui, l'uomo medio pieno di energia, concentrata tutta in una sola parte del corpo. E lei si sta ancora chiedendo come sia possibile stipare così tanto in così poco spazio.

Se lo chiede anche lui, per i libri di lei.

Domande retoriche a parte, anche stasera l'assalto di lui alla roccaforte di lei è impetuoso.

Stavolta è determinatissimo.

- Cara, cosa ne dici di...

- No.

Con uno spietato automatismo, lei prende il primo libro dal comodino, senza neanche voltarsi.

Senza neanche muoversi.

Lo prende con il pensiero.

Il libro si solleva dalla sua postazione, attraversa pochi centimetri in linea d'aria e casca fra le sue mani vogliose.

Markus Zusak, La bambina che salvava i libri.

La palestra - di Anna De Lorenzo [incipit]


«E adesso sdraiatevi supine, mani in alto sopra la testa, al mio via sollevatevi e poi giù, inspirate, espirate. Pronte? Uno! Due!... »

La voce dell’istruttore, prima forte e chiara, mi giunge a malapena. Sono troppo concentrata ad apparire rilassata e sorridente, ma il corpo mi trema così tanto che, a ogni addominale, sembra che infili due dita nella presa di corrente. Mi sollevo cinque centimetri in tutto, ma ho l’impressione che, a parte le braccia, le spalle restino inchiodate sul tappetino. Eppure anch’io una volta ero un habitué delle palestre e di ogni esercizio portavo a termine le mie tre serie da trenta. Forse questo ricordo è stato alla base del mio errore di valutazione quando, dopo tre anni di divano, ho deciso di ritornare.

La scintilla si è innescata ieri sera.

«Mammina?» mi chiama Chiara, lasciando il Nintendo.

«Dimmi tesoro».

«Stavo pensando, ora che il fratellino è nato, come mai la tua pancia non si è sgonfiata? Ne hai un altro?» lo dice così, innocentemente, senza comprendere cosa sottintendano le sue parole.

Istintivamente i miei occhi scendono sulla parte incriminata e mio marito sogghigna prima di ricevere un gomito nel costato. Mi sforzo di sorridere in realtà vorrei gridare.

La maledetta ora legale - di Diego Zucca [incipit]



Marco era un avvocato, Vincenzo un dottore. Ogni sabato andavano a caccia insieme. Si chiamavano sempre affettuosamente con nomignoli, Marco chiamava Vincenzo “Il macellaio” e Vincenzo chiamava Marco “Perry Mason”.

Un giorno Vincenzo decise di confidarsi con Marco.

- Sono un primario, ho la villa con piscina, ma non mi sento amato dalla mia famiglia.

Marco cercò di minimizzare, dicendo che erano solo sue impressioni.

- Mia moglie si è fissata con i giochi tipo le tombole, e da quando ha saputo questo suo vizietto, Don Luigi, il parroco del paese, non fa altro che fregarla. Ha organizzato “tombole benefiche” per i bambini bisognosi, senza peraltro specificare quali, salvo poi comprarsi il nuovo profumo di Dolce&Gabbana…

- In questo caso direi Dolce e Gabbata. – scherzò Marco.

- L’ha già fregata almeno una trentina di volte. Per non parlare di mia figlia…

- Anche tua figlia?

- Ho scoperto che ha la passione per l’ornitologia. L’ho vista mentre parlava di cinema con un canarino, di sport con un corvo e di moda con una colomba bianca. Poi ci gioca, li bacia… Ti sembra normale?

- In effetti non molto…

- E non so perché vuole nascondermi questa sua passione, fa tutto di nascosto. Ne parlasse con me, le comprerei un binocolo.

Il ranocchio principe - di Federica Gaspari [incipit]


C’era una volta,

un ranocchio che molto tempo prima era stato un principe e che voleva tornare ad esserlo. Aveva saputo da fonti attendibili che altri ranocchi e rospi vari erano riusciti in questa impresa facendosi baciare da delle belle principesse e anche lui voleva provarci, quindi si mise in viaggio proprio per ricevere il bacio che lo avrebbe riportato al suo stato iniziale.

Saltellando qua e là, il ranocchio arrivo a un ruscello dove una bella principessa si stava specchiando, cantando e pettinandosi i capelli. Il ranocchio appena vide questa bellezza decise che doveva essere lei la principessa che lo avrebbe baciato e così le saltò in braccio. La principessa però, non appena si vide addosso il ranocchio, saltò in piedi e si mise a urlare, fuggendo via. Il ranocchio, che non si aspettava assolutamente una reazione simile, rimase interdetto e, triste triste, saltellò via.

Nonostante questa disavventura, il nostro ranocchio non si perse d’animo e ricominciò a saltellare qua e là,alla ricerca del bacio di una bella principessa. A un certo punto saltellando arrivò in una zona paludosa dove vide una principessa che si stava facendo i fanghi. Il ranocchio, vedendo la bella principessa ricoperta di fango pensò che lei non poteva rifiutare di baciarlo solo perché era un ranocchio, dato che non le faceva schifo cospargersi di fango, e si avvicinò. Ma appena la principessa lo vide, proprio come la bella principessa del ruscello, si alzò in piedi e corse via urlando.

Gutenberg ha ucciso il nonno - di Giovanna S. [incipit]


Mattinata d’inferno in una Roma più caotica e convulsa della stessa Napoli; non vedevo l’ora di squagliarmela da tanto frastuono, preparandomi con stoico piacere ad affrontare il viaggio di ritorno. Attraversavo in maniera sadica, con la mente, quelle tre ore di scarrozzamento tra Altissima Velocità e trenino sgangherato... la sofferenza era il prezzo da pagare, lo sapevo! Una volta oltrepassata la barriera spazio-temporale di Castellammare, un lungo, fresco, sferragliante passaggio nel

tunnel, poi la conca Sorrentina mi avrebbe accolto, materna, inondandomi di frescura, profumi, colori.

Il discorso finale del Presidente, ospite inatteso e, diciamolo, inopportuno più qualche insignificante temporeggiamento finale, mi avevano fatto perdere il treno previsto, costringendomi in stazione per circa un’ora in più.

Non mi restava che cercarmi una panchina tranquilla e aspettare pazientemente la prossima partenza.

mercoledì 6 maggio 2015

Merry Christmas - di Lodovico Ferrari [incipit]


-Dai Mery, mettiti là che ti faccio la foto.

Mia sorella sembra una bambina, a volte.

-Ma piantala Lory, ho 25 anni, ti pare che devo farmi fotografare con Babbo natale?

-Su, non la metto su facebook, promesso!

Mi rendo conto che tanto non ci avrebbe rinunciato e mi avvicino al vecchiaccio che il centro commerciale aveva piazzato vicino a una slitta di compensato.

Odio il Natale, e tanto più i supermercati addobbati di palle, lucine e Santa Claus rossi.

Questo poi è veramente deprimente. Grasso, sudato e con una barba più finta dei capelli di Berlusconi.

La foto è un successo, soprattutto per il Babbo che ne approfitta per toccarmi il sedere con una bella manata a palma aperta.

Vecchio, puzzolente e pure maiale. Viva il Natale.


Chiudo il freddo fuori dalla porta di casa. Il tepore interno mi riconcilia con la vita. Ho bisogno di un bel bagno caldo, così mi lavo via il ricordo del porco natalizio.

Preparo la vasca e ne approfitto per ascoltare l'Ipod con gli altoparlanti.

Milano Crotone - di Giacomo Pitrelli [incipit]


Una delle esperienze piu’ forti dal punto di vista emotivo che ho fatto nella mia vita è viaggiare in cuccetta sul mitico Milano Crotone negli anni 70/80/90. Partiamo dal cuccettista….


Per descriverlo scomoderò Dante:


« Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia »


In poche parole era uno scazzato dematerializzato che da psicopompo onniscente spingeva vecchi e bambini con linguaggio simil-portuale, lanciando di tanto in tanto in aria valigie cartonate dal peso apparente di 2500kg. Nella ricaduta delle suddette valigie si assisteva alla rottura di latte d’olio, vasi di salsa, vasi di carciofi modificati , alla fuga di animali quali galline, conigli e tacchini …(tutti vistosamente pompati da estrogeni) oltra ad uno spargimento di melanzane su una superficie di 10.000 mq. Il cuccettista non forniva informazioni a nessuno ma questo era giustificabile perché la varietà, ma soprattutto l’incomprensibilità dei dialetti calabresi, non favoriva l’espletamento della sua funzione. Sarà stata l’emozione del viaggio ma in quel momento arrivavo a non capire persino il dialetto di mio padre…Il calabrese magicamente si estraeva l’ipotalamo dal cranio e perdeva l’uso della vocale, iniziando a proferire suoni gutturali misti ad aspirazioni in un clima di terrore pari ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. A quel punto si entrava nel loculo ovvero nella cuccetta.. La pulizia ovviamente risaliva al varo della carrozza…

martedì 5 maggio 2015

Il Papa è scivolato - di Alberto Lettieri [incipit]



- Cazzo – disse una voce dietro di me – hai scritto Papa invece che papà! –Era il Senno di poi. Proprio lui. Quello che dopo che hai girato a destra sbagliando strada, ti dice che ‘avresti dovuto girare a sinistra’.

Senno di poi era riuscito ad incunearsi nella mia mente, impedendomi di scrivere forse la storia più bella mai scritta, dove un padre scivolava dalle scale del settimo piano senza sosta, e dopo 12 anni di caduta si rendeva conto che le scale erano mobili.

- Vorrà dire che parlerò di un Papa che scivola.. -




17 Agosto 2075.

Giovanni Paolo V è morto oggi scivolando dal balconcino dove ogni Domenica proferiva messa a tutti i devoti pellegrini che lo andavano ad ascoltare anche sotto 68 gradi all’ombra.

I giornalisti di tutto il mondo hanno elaborato teorie fantasiose su cosa possa essere accaduto, pur di far notizia, ma la più accreditata è stata quella dei complottIsti della Lazio, con il loro “è stato Destro”..


- C’è un refuso – disse un’altra voce.

- Che cazzo è un refuso?! -

- Un errore -

- E tu di’ errore, imbecille -

A correggermi fu Lo studente del Dass che, acclamato dai sostenitori di Tumblr, era cresciuto vivo e pimpante dentro di me durante gli anni dell’Università.

Johnny lo sfigato - di Giovanna Avignoni [incipit]


Grazie alle spesse lenti da miope, Johnny vide Diana attraversare verso il bar e, inciampando nei suoi stessi piedi, si precipitò a prepararle il solito cappuccino sormontato da panna e cacao. Faceva un freddo bestiale e Johnny pensò che Diana lo avrebbe gradito ben caldo.
Mentre lo preparava con cura, Johnny notò un uomo in fondo al bancone: leggeva un giornale. Qualcosa in quella persona non riusciva a convincerlo. Nel frattempo Diana era entrata nel locale, portandosi dietro il freddo pungente di quella mattina di gennaio.
Johnny sentì uno strano calore nello stomaco e le ginocchia iniziarono a cedergli. Guardò Diana, fece per offrirle il cappuccino fumante ma il gomito, che aveva poggiato con una certa noncuranza al bancone, fallì l’appoggio tirandosi dietro la tazza piena e il padrone del braccio che rovinò a terra, scomparendo alla vista della ragazza divertita.
“Fuori fa un freddo cane e il tuo cappuccino ci vorrebbe proprio”, esclamò Diana trattenendo a stento la risata.
“Sono d’accordo”, affermò Johnny mentre, imbarazzato e con gli occhiali ancora sbilenchi, le preparava un nuovo cappuccio fumante. “Il tuo naso è paonazzo…”,esclamò aggiustandosi gli occhiali. Diana lo guardò risentita e Johnny si pentì subito di quanto aveva affermato. Non riusciva mai a fare bella figura con Diana. No, con le donne faceva sempre la parte del fesso. Appena vedeva Diana, poi, perdeva se stesso e non riusciva più a ritrovarsi.

Desoler vada dallo preside! - di Alessandro De Soller [incipit]


Se c’è una cosa che mi piace, oltre le belle donne intellettualmente appaganti, oltre la musica jazz e il buon vivere, è scherzare. Chi non scherza, non sa nemmeno essere serio.

Capitò tanti anni fa, di farmi prendere la mano uno dei primi giorni dell’ultimo anno delle superiori, con una burla che qualche volta amo ancora architettare.

Si era al Kennedy in via del Corso a Roma, istituto professionale per ragazzi che avevano poca voglia di istruirsi e ancor meno di diventare tecnici.

Ho sempre amato studiare, ma solo quello che mi aggrada. Così come la passione per la musica che mi trascina verso quello che mi piace, di certo non quello che mi è indifferente. Amo leggere testi che mi nutrono, non tomi scassagenitali astrusi anche a un bibliotecario cifotico.

Insomma, si organizza lo scherzetto.

Un compagno di classe modifica l’elenco degli alunni, ribattendolo a macchina di sana pianta.

Il giorno dopo, appena entrati, avremmo avuto due ore della famigerata Ragioneria con il professor Grisù, dal nome del pericoloso gas.

Fiatella sturba somari e ascella pezzata come un bracciante di Carpi il giorno di ferragosto, il nostro insegnante era famoso per l’olezzo de suoi molari anche a Ulan Bataar.

lunedì 4 maggio 2015

[Arcobaleno d'inchiostro] - il giudice di gara 3: Antonio Borghesi


ANTONIO BORGHESI


Nascendo nel secolo, anzi millennio passato, sono una specie in via d’estinzione e devo essere protetto. 
Agli albori dell’informatica (1958) fui riconosciuto come “Il più giovane programmatore d’Italia”. Avevo diciotto anni. Ora sarei “Il più vecchio programmatore d’Italia”. Non volendomi fregiare di questo titolo da rudere, dal 1985 mi sono dedicato alla subacquea. Da allora cerco di farmi crescere le branchie per poter vagare a mio piacere per i meravigliosi panorami sottomarini di tutto il mondo. Mi piace la fisica, con un’attrazione particolare per le particelle subatomiche, e l’astronomia, per cercar di capire dove stia andando questa minuscola navicella spaziale che ci ospita. Desidererei capire chi siamo. Adoro parlare con la gente ed ho imparato altre tre lingue europee oltre la mia, per arrivare alla conclusione che a volte basta un’occhiata o dei semplici gesti per farsi comprendere. Ritenuto inutile al mondo lavorativo per causa d’età, mi diverto a scribacchiare usando degli spruzzi d’ironia per far sorridere chi mi legge.

"Birichinate" è il suo romanzo e potete consultarlo qui