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lunedì 18 maggio 2015

Arcobaleno d'inchiostro - I VINCITORI!


Eccoci ad annunciare i vincitori della gara 3 del contest letterario Arcobaleno d'Inchiostro, sul genere comico.

Prima di passare alla proclamazione dei migliori racconti vogliamo fare una piccola precisazione: nonostante il genere particolarmente difficile da gestire sono stati tanti i racconti inviati così, di comune accordo con il giudice, abbiamo deciso di non premiarne solo uno, bensì tre!

Quindi da parte dello staff di Magla, l'isola del libro, facciamo i più sinceri complimenti agli autori selezionati e ringraziamo tutti i partecipanti per aver partecipato a colpi di penna a questa nuova disputa letteraria!

Ma ora arriviamo al momento clou di questa gara 3 (genere Comico), del nostro contest dei generi letterari: ecco i vincitori!

Il giudice di questa prima sfida, Antonio Borghesi, ha decretato i vincitori, e quindi lasciamo a lui la parola...








RACCONTO VINCITORE
Il signor Michele del settimo piano
di Wanda Biancolini


Il racconto è scritto con una eccellente ironia che induce al sorriso almeno due o tre volte.
Il personaggio del vecchietto è veramente attendibile e fa tenerezza in chi legge.
La parte migliore è concentrata nei suoi vari cambiamenti di memoria. Ottiene il primo gradino del podio.



MENZIONE SPECIALE 
La maledetta ora legale
di Diego Zucca




Menzione speciale a questo racconto/barzelletta che avrebbe potuto ottenere il primo posto se non fosse per una battuta sul -'un trombo- già abbastanza nota soprattutto in Toscana.
Il finale avrebbe anche potuto non esserci.







MENZIONE SPECIALE
Lo strano caso del Dottor T.
di Monica Coppola
Merita una menzione per l'ironia con la quale è descritta una visita dall'allergologo.
Il finale sciupa un po' la bontà del racconto. Però fa sorridere l'elenco in vulgaris di tutte le allergie e anche qualche domanda della protagonista.
 _____________________

 Ecco quindi i racconti premiati 

racconto vincitore

Il signor Michele del settimo piano

Wanda Biancolini

Continuava a premere il bottone di chiamata dell’ascensore; per sicurezza. Aveva sentito del trambusto era uscito sul pianerottolo e, sporgendosi un po’, aveva visto la signora del sesto piano uscire di casa e le aveva chiesto cosa fosse successo. “Ascensore rotto!” aveva sorriso lei guardando in su.

Non era molto convinto, perciò provava di persona. Da qualche tempo, chissà perché, un sacco di persone gli mentivano. Compresi i suoi figli. Non che quella bella signora potesse essere una bugiarda, per carità, però…non si sa mai con le donne!

Lui quella mattina doveva proprio uscire: si sentiva meglio, c’era il sole e gli servivano assolutamente le uova. Suo figlio lo aveva pregato, supplicato, di non uscire da solo dopo l’operazione all’anca ma che ne sapeva quel ragazzo... sempre lì a dirgli cosa doveva o non doveva fare: era suo padre, non un ragazzino! Borbottava ancora mentre rientrava in casa, si metteva il cappello e prendeva il carrello della spesa. Guardò con sospetto il cellulare posato sul mobiletto dell’ingresso con vari numeri scritti molto grandi su un’agendina; li ignorò entrambi ed uscì.

Scendeva le scale barcollando leggermente ed al quinto piano dovette proprio fermarsi. Mentre riprendeva fiato pensava “cosa devo comprare? Ah sì, il latte per domattina” ridacchiò congratulandosi con se stesso per la sua memoria; suo figlio era convinto che non ricordasse più niente: figurarsi! Lui che aveva fatto la guerra e nel ’44 era partigiano sulle montagne biellesi. Ricordava ancora il suo nome di battaglia, Furia, altrochè smemorato..

Al terzo piano era senza fiato. Le gambe erano diventate due pezzi di legno e dovette restare appoggiato al suo carrello per mantenere l’equilibrio. Nel frattempo si era accorto che quel giorno per le scale si rincorrevano molte voci ma lui non sentiva molto bene perché gli si erano anche tappate un pò le orecchie ed un fastidioso ronzio non gli permetteva di capire le parole. Ma chi era che gridava così forte “AIUTO, MUOIO”? Lo chiese ad un signore che stava parlano con la porta chiusa dell’ascensore. “Mia moglie” spiegò l’uomo “E’ una donna molto sensibile e chiusa lì dentro soffre molto... NON PREOCCUPARTI CARA! TRA QUALCHE MINUTO SARAI FUORI” gridava per rassicurarla. “Ha paura dentro l’ascensore? Ma si figuri! MA LO SA SIGNORA” gridò anche lui alla porta chiusa” CHE IO NEL ’44 SONO STATO CHIUSO IN UN LOCULO PER TRE GIORNI CON I TEDESCHI CHE PIANTONAVANO IL CIMITERO? CI VUOLE POCO PER SVENIRE SENZA ARIA DENTRO UN LOCULO SA?” 
La signora, dopo un attimo di silenzio, scoppiò a piangere. Il marito gli scoccò un’occhiataccia che non arrivò a destinazione perché il vecchietto era partito alla volta del secondo piano, fiero di se stesso per aver contribuito a sollevare il morale della reclusa. Riuscì ad arrivare al primo piano dopo aver scambiato due parole con un signore molto simpatico al piano di sopra: doveva consegnare un elettrodomestico enorme ed il guasto dell’ascensore era stato un grosso problema. Dopo qualche minuto di conversazione avevano stabilito che quella lavastoviglie non dava poi così fastidio sul pianerottolo: d’altronde si passava abbastanza agevolmente e poi ci si poteva anche appoggiare per riposarsi.. simularono l’operazione e decisero che si poteva senz’altro attendere che riparassero il guasto.

“Mi ha fatto piacere parlare con lei, ragazzo, ma ora devo proprio andare altrimenti la posta chiude e io devo pagare una bolletta sa…” Il ragazzo di 56 anni e tre figli lo guardò con tenerezza e gli augurò buona giornata.

Al primo piano era ormai stanchissimo. La signora con l’aria arcigna e la vestaglia a fiori non sembrava nemmeno vederlo: andava avanti e indietro sul pianerottolo ripetendo “l’avevo detto io che prima o poi si sarebbe bloccata…diavolerie moderne…l’avevo detto io…” Il vecchietto riuscì finalmente a guadagnare il portone. Uscì nel sole proprio mentre la campana della chiesa vicina suonava gli ultimi rintocchi del mezzogiorno. Si fermò un attimo sulla soglia chiedendosi perché mai non avesse preso il suo carrello… ci si sarebbe potuto appoggiare… pazienza, ne avrebbe fatto a meno… Dunque, cosa doveva comprare? Ah sì, una bella piantina di basilico, che fa proprio estate!



menzione speciale

La maledetta ora legale

Diego Zucca

Marco era un avvocato, Vincenzo un dottore. Ogni sabato andavano a caccia insieme. Si chiamavano sempre affettuosamente con nomignoli, Marco chiamava Vincenzo “Il macellaio” e Vincenzo chiamava Marco “Perry Mason”.
Un giorno Vincenzo decise di confidarsi con Marco.
- Sono un primario, ho la villa con piscina, ma non mi sento amato dalla mia famiglia.
Marco cercò di minimizzare, dicendo che erano solo sue impressioni.
- Mia moglie si è fissata con i giochi tipo le tombole, e da quando ha saputo questo suo vizietto, Don Luigi, il parroco del paese, non fa altro che fregarla. Ha organizzato “tombole benefiche” per i bambini bisognosi, senza peraltro specificare quali, salvo poi comprarsi il nuovo profumo di Dolce&Gabbana…
- In questo caso direi Dolce e Gabbata. – scherzò Marco.
- L’ha già fregata almeno una trentina di volte. Per non parlare di mia figlia…
- Anche tua figlia?
- Ho scoperto che ha la passione per l’ornitologia. L’ho vista mentre parlava di cinema con un canarino, di sport con un corvo e di moda con una colomba bianca. Poi ci gioca, li bacia… Ti sembra normale?
- In effetti non molto…
- E non so perché vuole nascondermi questa sua passione, fa tutto di nascosto. Ne parlasse con me, le comprerei un binocolo.
- Anche io a casa ho un passerottino, è dolcissimo…
- E dulcis in fundo, mio figlio. Ha una smisurata passione per il golf. Ogni due mesi si compra le mazze nuove e un sacco di palline. Prima di iniziare a giocare, lucida tutti i suoi ferri, poi carezza sempre tutte le palline, è convinto che porti fortuna. Ma se entro la fine dell’anno non migliora, gliele farò mangiare tutte quelle palline che si è comprato…- poi prese fiato e proseguì: - Se un giorno mi dovesse succedere qualcosa, vai al mio funerale e di’ a tutti ciò che io sapevo…
Marco era scioccato, non si aspettava tanta infelicità in quella famiglia che lui, pur non avendo mai visto, aveva sempre un po’ invidiato. Un uomo solo in mezzo a parenti persi nei loro interessi.
Un fine settimana come gli altri Marco andò a caccia e trovò Gilberto, un toscanaccio amico di Vincenzo. Stava piangendo come un bambino. Marco gli si avvicinò:
- Gilberto, o cosa è successo?
- Un trombo.
- Vabbè, quanto tempo sarà mai passato?
- Due giorni.
- Vabbè, io ‘un trombo da sette mesi, ma mica piango così…
- Ma cosa hai capito? Vincenzo…
- Cosa, anche Vincenzo ‘un tromba?
- No, Vincenzo ha avuto un trombo, è morto ieri sera.
Marco quella sera bevve tantissimo. Il funerale sarebbe stato alle dieci. Marco si alzò, guardò l’orologio con la testa che ancora gli doleva ed andò in chiesa. Avevano già chiuso la bara. Un’occhiata ai presenti. C’erano la moglie, la figlia, il figlio e pure il prete. Marco andò sul palco e prese il microfono.
Ciò che Marco aveva dimenticato, era l’ora legale. Non aveva rimesso l’orologio un’ora indietro. Arrivò quindi al funerale non alle dieci e un quarto, bensì alle nove e un quarto. E il morto non era Vincenzo, ma un vecchio mafioso.
Sua moglie era una signora dell’est molto più giovane di lui. La signora aveva in realtà una storia d’amore col parroco del paese.
La figlia del vecchio mafioso era invece una ragazza che amava farsi sbattere dalle gang.
Il figlio invece aveva scoperto la sua vera sessualità baciandosi ad una festa per scherzo con un altro ragazzo.
Marco li guardò. Gli facevano schifo. Avevano trascurato Vincenzo portandolo a morire infelice. Prese il microfono e si schiarì la voce.
- Sono qui per dirvi che il mio amico che giace qui dentro, “Il macellaio”, come lo chiamavo io, sapeva tutte le vostre tresche.
In sala i presenti sussultarono.
- Chi è lei? – chiese la figlia.
- Sono quello con cui andava a sparare il sabato…
Tutti impallidirono.
- Se ne vada!- scattò furiosa la moglie.
- Stia zitta! Suo marito sapeva tutto del suo vizietto…
- Lei non mi piace… - proseguì la moglie.
- Però Le è piaciuto farsi inculare ripetutamente dal prete.
- Come si permette!- iniziò a gridare isterica la moglie.
- Suo marito sapeva che è successo minimo una trentina di volte.
Il prete, un po’ defilato, cercò di appiattirsi contro il muro, pensando:
“Una trentina di volte… al mese! E come faceva a sapere che preferivo proprio quel buco? Ci spiava?”
- Lei è un mascalzone! – gridò superba la figlia.
- E Lei? – gli gridò di rimando Marco – Che di nascosto da Suo padre va a guardare gli uccelli! Mi ha detto che non solo Le piace guardarli, ma ci parla, ci gioca e persino li bacia!
La ragazza posò uno sguardo glaciale su Marco.
- E’ geloso?
- Ah no, io ho solo uno e non lo do certo a Lei! Invece di perdere tempo con tutti quegli uccelli, se ne compri uno e se lo tenga in casa, così ci può fare cosa vuole!
La ragazza si morse il labbro.
Fu Marco a rincarare:
- Che poi gira voce che non sia razzista, che siano bianchi, neri o gialli, basta che siano uccelli, vero? Suo padre avrebbe voluto che lei si togliesse dalla testa questa sua fissazione…
Fu il ragazzo ad alzarsi con movimenti aggraziati, pensando di gridare, ma invece gli uscì una vocina stridula da eunuco di corte:
- Come si permette! Chieda subito scusa a mia sorella!
- Parla proprio Lei che alle buche preferisce le mazze?
- Come, pardon?
- Suo padre sapeva tutto della sua smisurata passione per le mazze…
- Lo sapeva? – chiese incredulo il ragazzo.
- Come sapeva che ti piace carezzare le palle prima di iniziare…
- Mi ha sempre detto che mi avrebbe fatto mangiare le mie di palle se avesse scoperto una cosa simile…
- Anche a me lo aveva detto…
Il prete batté con la mano sulla spalla di Marco.
- Se vuole dare un ultimo saluto a Don Calogero…
- Don chi?
- Don Calogero, il defunto…
- Come, non Vincenzo?
- No, Vincenzo è alle dieci…
Solo in quel momento Marco capì il suo errore, mentre tutti lo guardavano con odio. Marco però non volle ammettere l’errore.
- Se vi siete offesi, vuol dire che un non sono andato lontano dalla verità - poi si rivolse alla figlia – Anzi, con Lei ho sbagliato termine, non le piacciono gli uccelli, le piacciono proprio i cazzi… - e se ne andò aumentando il passo.



menzione speciale

Lo strano caso del Dottor T.

Monica Coppola

Da qualche giorno le cose mi quadravano meno del solito.
Starnutivo ripetutamente ed avevo sempre sonno.
In più, tanto per gradire, mi erano comparse due macchioline rosse sul collo che mi facevano sembrare un appetibile dessert per giovani licantropi.
Così la Dottoressa C., medico curante, mi ha spedita dritta dall’esimio Dottor T., allergologo di sua fiducia.
Calvo e mingherlino, occhietti penetranti e un camice che quasi sembrava danzare attorno alla sua esile figura, il Dottor T. mi ha osservata grattandosi il mento ossuto.
"E' solita ad usare gioielli in acciaio, nichel o..."  mi ha domandato, indirizzando uno sguardo torvo ai miei orecchini "…plastica e altre diavolerie simili?"
Istintivamente la mia mano è corsa a coprire le lunghe margherite made in china che penzolavano allegramente sul mio lobo sinistro.
"Bhe, sì. Ma solo ogni tanto…" ho ammesso imbarazzata
"Mmm… lo sospettavo" ha mugugnato maneggiando con alcune provette "Fuma, beve o fa uso di sostanze particolari?"
"Macchè!" ho scosso subito la testa con decisione "Non reggo nemmeno un sorso di Heineken!"
"Mmm … sospettavo anche questo" ha aggiunto osservandomi  con commiserazione.
Poi ha inzuppato un batuffolo in una tazza d’alcol cospargendomi l’avambraccio di gocce minuscole, mentre la sua penna, lunga ed affilata, scarabocchiava incomprensibili simboli.
A quel punto i sospetti sono venuti a me…
I suoi occhi da pipistrello hanno iniziato quasi a roteare mentre dalle sue labbra sottili si diffondevano vocaboli sconosciuti “Cladosporium herbarum…mucor mucedo…alternaria tenuis…pennicillum notatum.”
Mi sentivo la protagonista di un rito esoterico e temevo che il suo camice iniziasse a volteggiare come uno spettro, circondato da pozioni che si libravano in volo, sogghignanti.
La lamella del Dottor T. intanto mi punzecchiava, saltellando da un braccio all'altro.
Quando stavo per temere il peggio ha bofonchiato qualcosa tipo “Epitelio di cane” ed ho sentito rinascere in me la speranza.
Anche se un cane non ce l’avevo ho colto la palla al balzo per cercare di placare quella sua bizzarra smania "…serve un cane? Vado a cercarne uno?" ho domandato tentando di riprendermi le braccia.
Lui mi ha ignorata completamente.
Animato da una frenesia ancora maggiore ha proseguito baldanzoso la sua cantilena.
"Epitelio di coniglio, epitelio di cavia, robinia, frassino, sambuco, assenzio selvatico, dente di leone, paleo odoroso, bambagina, crisantemo..."
Al suono dell’ultimo sostantivo floreale ho pensato che ormai tutto era perduto: la mia esistenza si sarebbe conclusa lì, con le braccia ridotte come un colabrodo, alla mercé di uno sciamano che, probabilmente, svolgeva la professione di allergologo per copertura.
E mentre un alone nostalgico avvolgeva i pensieri di tutte le cose che non avevo fatto e che avrei voluto fare,  mi è venuto in mente che forse l’insolito trapasso poteva assicurare fama e pubblicazione al mio romanzo inedito.
Stavo già per valutare la cosa quando ho avvertito le dita minuscole del Dottor T. arrampicarsi come ragni sulla mia spalla.
"Signora? Signora? Abbiamo terminato. Può andare."
Mi sono stropicciata gli occhi  come se mi risvegliassi da un incubo ed ho osservato le mie braccia a pois, tutte pigmentate d’inchiostro.
"E allora? A cosa sono allergica?"
Lui ha guardato l’orologio che già segnava le diciotto e trenta, ha sbuffato ed ha aggiunto laconico "A niente."
"Come sarebbe a niente? E le macchie? Gli starnuti?" e anche i miei centocinquanta euro volevo aggiungere, ma sono stata zitta.
Lui ha arraffato una serie di moduli e spazientito li ha spinti sotto al mio naso "Lo vede? Lo vede? Le ho testato di tutto! Graminacee, micofiti, acari, epiteli e anche piante composite! Lei non è allergica proprio a niente!"
Cogliendo la mia aria perplessa ha proseguito con tono più pacato "Mi creda, lei tollera proprio tutto! Conifere, lieviti, pellicce di animali" ed ha puntato gli occhi miopi sui miei lobi "e anche quelle cianfrusaglie che si è messa sulle orecchie! E adesso perché non esce di qui e va a prendersi una bella birra?"
"No guardi la birra io proprio non…"
"Vada, vada…" ed ha iniziato a spingermi verso l’uscita "mi creda che a una come lei luppolo e malto d’orzo fanno solo il solletico."
"Ma veramente io…" ho tentato di replicare ma lui ha richiuso la porta dello studio senza troppi complimenti.
Ancora frastornata per l’esperienza surreale dei prik test, ho pensato che la vicenda aveva il suo lato positivo.
Se mi fosse venuta voglia di rotolarmi tra la gramigna, con un dente di leone tra i capelli, in compagnia di pelosi gatti, cavie e criceti, sgranocchiando arachidi e crostacei e magari annaffiando il tutto con un litro di Heineken, ora potevo farlo in tutta tranquillità: non mi sarebbe comparsa nemmeno una minuscola macchiolina.


lunedì 11 maggio 2015

Arcobaleno d'inchiostro - STOP INVIO RACCONTI



CHIUSO L'INVIO DEI RACCONTI PER IL CONTEST "ARCOBALENO D'INCHIOSTRO"

 

Ringraziamo tutti i 17 autori che hanno raccolto la sfida di Magla e si sono cimentati nella scrittura di storie del genere comico! 

Desoler vada dallo preside! - Alessandro De Soller
Johnny lo sfigato - Giovanna Avignoni
Il Papa è scivolato - Alberto Lettieri 
Milano-Crotone - Giacomo Pitrelli
Merry Christmas - Lodovico Ferrari
Gutenberg ha ucciso il nonno - Giovanna S.
Il ranocchio triste - Federica Gaspari
La maledetta ora legale - Diego Zucca
La Palestra - Anna De Lorenzo
Le diversità elettive - Daniele Pollero
Cena tra amiche - Fiorella Carcereri
Lo strano caso del Dottor T - Monica Coppola   
Il signor Michele del settimo piano - Wanda Biancolini  
La minestra di Ressù - Demetra Efthimou Raposa
Il messaggio di Sabrina - Pasqualina d'Ambrosio  
Zucchine arance e moscerini - Paola Paudice
Scambiamoci un segno di pace - Annamaria Vernuccio  


ORA LA PAROLA SPETTERA' AL GIUDICE SPECIALE, ANTONIO BORGHESI, PER PREMIARE IL RACCONTO PIU' ATTINENTE E RAPPRESENTATIVO DEL GENERE COMICO. IL VINCITORE VEDRA' IL SUO RACCONTO PUBBLICATO IN QUESTO BLOG!

LUNEDI' 18 MAGGIO LA PROCLAMAZIONE DEL VINCITORE... STAY TUNED! :-D

domenica 10 maggio 2015

Scambiamoci un segno di pace - di Annamaria Vernuccio [incipit]



Sono tutti lì…i parenti di lei e quelli di lui. Tutti ben vestiti e impomatati; le signore hanno persino il cappello. Si è voluto fare le cose in grande stile, bisogna dimostrare di essere gente di un certo livello!
Premesso che come fosse riuscito a sbocciare l’amore fra Andrea e Luisa restava un mistero, i due ( novelli Giulietta e Romeo ) abitavano nello stesso caseggiato di periferia dove le liti erano all’ordine del giorno. Si litigava x tutto: dai panni stesi al balcone ai tappeti battuti fuori orario e così via. Andrea era il figlio di “ quelli del piano di sopra e Luisa era la figlia di “quelli del piano di sotto” Se ci s’incontrava sull’ascensore, piuttosto che parlarsi ci si guardava le scarpe o il soffitto…ed era in questo contesto che era cresciuto l’amore fra i ragazzi.
In qualche modo i due erano riusciti a far superare tutto ciò alle proprie famiglie fino alle scelte sull’organizzazione del matrimonio che aveva scatenato nuovamente la guerra.
Ora sono tutti lì riuniti in chiesa, i familiari della sposa rigorosamente a destra e quelli dello sposo a sinistra che aspettano l’arrivo della sposa . Eccola…finalmente! Le note della marcia nuziale , l’ingresso di Luisa raggiante fino all’altare dove l’aspetta Andrea. Si siedono emozionati e aspettano che entri il prete.

Zucchine, arance e moscerini - di Paola Paudice [incipit]


Non riesco assolutamente a capire perché negli illustri tomi della Storia della Letteratura non vi sia neanche una riga dedicata ai moscerini. E dire che di animali, nelle sue pagine, se ne trovano a iosa: Esopo, nelle sue Favole, fa parlare volpi, cicale, formiche, lupi, rane, mosche, zanzare; Apuleio fa sì che il povero Lucio prenda le sembianze di un asino (e d’oro perlopiù!); l’unica persona che avrebbe potuto riscattare la categoria sarebbe stato Kafka, ma ha pensato bene di non specificare in quale insetto si trasformi Gregor Samsa, e così facendo ci ha condannato, ancora una volta, all’oblio. Siamo ricordati solo per una canzoncina, una stupida canzoncina per bambini. Devo ringraziare Cristina d’Avena se ogni volta che qualcuno mi chiede «che insetto sei?» e la mia risposta è «un moscerino» parte quell’insopportabile «uh lalla, uh lalla, uh lallalà!».

Il messaggio di Sabrina di Pasqualina D'Ambrosio [incipit]


Le porte del mondo tecnologico si spalancarono a Cinzia, quando il marito le regalò un nuovo cellulare. Si diede alla pazza gioia collegandosi ogni giorno con il mondo intero e triplicando il numero dei suoi amici su Facebook. Il fischio inconfondibile di whatsApp sembrava scandire i suoi passi finché sua figlia , guardandola con sussiego e sbuffando come una pentola a pressione, le spiegò che si poteva anche togliere la suoneria. Ormai i figli conoscevano tutti i segreti del mondo tecnologico e glieli centellinavano come fossero pozioni magiche.
Onde evitare che squillasse a tradimento, Cinzia, da brava scolaretta, metteva la vibrazione ogni volta che era in riunione. Così fece quel pomeriggio in cui doveva partecipare ad un corso d'aggiornamento. Prima di farlo scivolare in borsa, si collegò a Messenger per salutare virtualmente il trio di amiche con cui condivideva ogni momento della sua giornata. Inaspettatamente fece capolino la foto con il viso dell'amica Sabrina che abitava a Londra. Riuscì a leggere solo il titolo del messaggio: “ Cara Cinzia ti ho mandato qualcosa”, prima di trovarsi catapultata nella penombra dell'aula magna.

La minestra di Ressù - di Demetra Efthimiou Raposa [incipit]

 Il <ressi> fatto  dalla <donna buona> Marikku’, detta  anche  <Ressu’> assumeva  sapori strani. Accendeva il  fuoco dentro a chi lo mangiava . Svegliava  desideri e voglie a tutti gli uomini. Tutti i maschi  aspettavano con ansia l’ arrivo di qualche matrimonio per  assaggiare la minestra della <buona donna>  Ressu’ . Per la  preparazione ci volevano ben  tre giorni interi, e tutti gli abitanti di Kapnu’ si invitavano a partecipare al grande spettacolo.  Gli spettatori erano quasi tutti maschi, ad eccezione di  poche donne amiche  degli sposi.  Le donne del paese erano  gelose e molto cattive con  Ressu’. Lei aveva  doti speciali  e gli uomini le  conoscevano molto bene!   Prestava i suoi servizi  non solo per la preparazione della zuppa (piatto tipico dei matrimoni), ma anche quei servizi che ogni <donna buona>  da agli uomini a pagamento! 

venerdì 8 maggio 2015

Il signor Michele del settimo piano - di Wanda Biancolini [Incipit]

Continuava a premere il bottone di chiamata dell’ascensore; per sicurezza. Aveva sentito del trambusto era uscito sul pianerottolo e, sporgendosi un po’, aveva visto la signora del sesto piano uscire di casa e le aveva chiesto cosa fosse successo. “Ascensore rotto!” aveva sorriso lei guardando in su.
Non era molto convinto, perciò provava di persona. Da qualche tempo, chissà perché, un sacco di persone gli mentivano. Compresi i suoi figli. Non che quella bella signora potesse essere una bugiarda, per carità, però…non si sa mai con le donne!
Lui quella mattina doveva proprio uscire: si sentiva meglio, c’era il sole e gli servivano assolutamente le uova. Suo figlio lo aveva pregato, supplicato, di non uscire da solo dopo l’operazione all’anca ma che ne sapeva quel ragazzo..sempre lì a dirgli cosa doveva o non doveva fare: era suo padre, non un ragazzino! Borbottava ancora mentre rientrava in casa, si metteva il cappello e prendeva il carrello della spesa. Guardò con sospetto il cellulare posato sul mobiletto dell’ingresso con vari numeri scritti molto grandi su un’agendina; li ignorò entrambi ed uscì.

Lo strano caso del Dottor.T - di Monica Coppola [incipit]


Da qualche giorno le cose mi quadravano meno del solito.
Starnutivo ripetutamente ed avevo sempre sonno.
In più, tanto per gradire, mi erano comparse due macchioline rosse sul collo che mi facevano sembrare un appetibile dessert per giovani licantropi.
Così la Dottoressa C., medico curante, mi ha spedita dritta dall’esimio Dottor T., allergologo di sua fiducia.
Calvo e mingherlino, occhietti penetranti e un camice che quasi sembrava danzare attorno alla sua esile figura, il Dottor T. mi ha osservata grattandosi il mento ossuto.
"E' solita ad usare gioielli in acciaio, nichel o..."  mi ha domandato, indirizzando uno sguardo torvo ai miei orecchini "…plastica e altre diavolerie simili?"
Istintivamente la mia mano è corsa a coprire le lunghe margherite made in china che penzolavano allegramente sul mio lobo sinistro.
"Bhe, sì. Ma solo ogni tanto…" ho ammesso imbarazzata
"Mmm… lo sospettavo" ha mugugnato maneggiando con alcune provette "Fuma, beve o fa uso di sostanze particolari?"
"Macchè!" ho scosso subito la testa con decisione "Non reggo nemmeno un sorso di Heineken!"
"Mmm … sospettavo anche questo" ha aggiunto osservandomi  con commiserazione.
Poi ha inzuppato un batuffolo in una tazza d’alcol cospargendomi l’avambraccio di gocce minuscole, mentre la sua penna, lunga ed affilata, scarabocchiava incomprensibili simboli.
A quel punto i sospetti sono venuti a me…
I suoi occhi da pipistrello hanno iniziato quasi a roteare mentre dalle sue labbra sottili si diffondevano vocaboli sconosciuti “Cladosporium herbarum…mucor mucedo…alternaria tenuis…pennicillum notatum.”
Mi sentivo la protagonista di un rito esoterico e temevo che il suo camice iniziasse a volteggiare come uno spettro, circondato da pozioni che si libravano in volo, sogghignanti.

Cena tra amiche - di Fiorella Carcereri [incipit]




Ieri sera mi sono ritrovata a cena al “Giardino delle Rane” con alcune amiche di vecchia data.

Mentre stavamo aspettando le bruschette piccanti, un ottimo antipasto della casa, ho notato che il cameriere Ugo si stava dando esageratamente da fare al nostro tavolo, chiedendo cose futili, in particolare ad Ortensia. Petunia, tutte noi lo sapevamo, era follemente innamorata di quel ragazzo, ma senza speranza. Lui, invece, non la degnava di uno sguardo.

Dato che poi il risotto alle ortiche tardava ad arrivare, Violetta, per ingannare l’attesa, si era letteralmente attaccata alla bottiglia. Quel vino bianco secco, fresco al punto giusto, era troppo invitante…Era praticamente astemia, ma non gliene fregava niente. La compagnia le faceva questo effetto…

Ad un certo punto, Violetta sbottò, rivolta a Petunia: “Ma smettila, non vedi che non ti fila. E’ inutile che gli fai quegli occhi da triglia!”. A causa del suo crescente stato di ebbrezza, lo aveva urlato a squarciagola e tutta la sala, cameriere Ugo compreso, si era girata imbarazzata verso il nostro tavolo. Qualcuna di noi suggerì di portare fuori Violetta a prendere un po’ d’aria. Avrebbe fatto bene, a lei ed anche alla nostra reputazione.

giovedì 7 maggio 2015

Le diversità elettive - di Daniele Pollero [incipit]




Sono le 22.30 di una normale serata di travolgente passione.

O almeno, per qualcuno sarà così.

Ma non per i nostri protagonisti.

Lei, vergine militante, cintura di castità ambulante e appassionata lettrice.

Lui, l'uomo medio pieno di energia, concentrata tutta in una sola parte del corpo. E lei si sta ancora chiedendo come sia possibile stipare così tanto in così poco spazio.

Se lo chiede anche lui, per i libri di lei.

Domande retoriche a parte, anche stasera l'assalto di lui alla roccaforte di lei è impetuoso.

Stavolta è determinatissimo.

- Cara, cosa ne dici di...

- No.

Con uno spietato automatismo, lei prende il primo libro dal comodino, senza neanche voltarsi.

Senza neanche muoversi.

Lo prende con il pensiero.

Il libro si solleva dalla sua postazione, attraversa pochi centimetri in linea d'aria e casca fra le sue mani vogliose.

Markus Zusak, La bambina che salvava i libri.

La palestra - di Anna De Lorenzo [incipit]


«E adesso sdraiatevi supine, mani in alto sopra la testa, al mio via sollevatevi e poi giù, inspirate, espirate. Pronte? Uno! Due!... »

La voce dell’istruttore, prima forte e chiara, mi giunge a malapena. Sono troppo concentrata ad apparire rilassata e sorridente, ma il corpo mi trema così tanto che, a ogni addominale, sembra che infili due dita nella presa di corrente. Mi sollevo cinque centimetri in tutto, ma ho l’impressione che, a parte le braccia, le spalle restino inchiodate sul tappetino. Eppure anch’io una volta ero un habitué delle palestre e di ogni esercizio portavo a termine le mie tre serie da trenta. Forse questo ricordo è stato alla base del mio errore di valutazione quando, dopo tre anni di divano, ho deciso di ritornare.

La scintilla si è innescata ieri sera.

«Mammina?» mi chiama Chiara, lasciando il Nintendo.

«Dimmi tesoro».

«Stavo pensando, ora che il fratellino è nato, come mai la tua pancia non si è sgonfiata? Ne hai un altro?» lo dice così, innocentemente, senza comprendere cosa sottintendano le sue parole.

Istintivamente i miei occhi scendono sulla parte incriminata e mio marito sogghigna prima di ricevere un gomito nel costato. Mi sforzo di sorridere in realtà vorrei gridare.

La maledetta ora legale - di Diego Zucca [incipit]



Marco era un avvocato, Vincenzo un dottore. Ogni sabato andavano a caccia insieme. Si chiamavano sempre affettuosamente con nomignoli, Marco chiamava Vincenzo “Il macellaio” e Vincenzo chiamava Marco “Perry Mason”.

Un giorno Vincenzo decise di confidarsi con Marco.

- Sono un primario, ho la villa con piscina, ma non mi sento amato dalla mia famiglia.

Marco cercò di minimizzare, dicendo che erano solo sue impressioni.

- Mia moglie si è fissata con i giochi tipo le tombole, e da quando ha saputo questo suo vizietto, Don Luigi, il parroco del paese, non fa altro che fregarla. Ha organizzato “tombole benefiche” per i bambini bisognosi, senza peraltro specificare quali, salvo poi comprarsi il nuovo profumo di Dolce&Gabbana…

- In questo caso direi Dolce e Gabbata. – scherzò Marco.

- L’ha già fregata almeno una trentina di volte. Per non parlare di mia figlia…

- Anche tua figlia?

- Ho scoperto che ha la passione per l’ornitologia. L’ho vista mentre parlava di cinema con un canarino, di sport con un corvo e di moda con una colomba bianca. Poi ci gioca, li bacia… Ti sembra normale?

- In effetti non molto…

- E non so perché vuole nascondermi questa sua passione, fa tutto di nascosto. Ne parlasse con me, le comprerei un binocolo.

Il ranocchio principe - di Federica Gaspari [incipit]


C’era una volta,

un ranocchio che molto tempo prima era stato un principe e che voleva tornare ad esserlo. Aveva saputo da fonti attendibili che altri ranocchi e rospi vari erano riusciti in questa impresa facendosi baciare da delle belle principesse e anche lui voleva provarci, quindi si mise in viaggio proprio per ricevere il bacio che lo avrebbe riportato al suo stato iniziale.

Saltellando qua e là, il ranocchio arrivo a un ruscello dove una bella principessa si stava specchiando, cantando e pettinandosi i capelli. Il ranocchio appena vide questa bellezza decise che doveva essere lei la principessa che lo avrebbe baciato e così le saltò in braccio. La principessa però, non appena si vide addosso il ranocchio, saltò in piedi e si mise a urlare, fuggendo via. Il ranocchio, che non si aspettava assolutamente una reazione simile, rimase interdetto e, triste triste, saltellò via.

Nonostante questa disavventura, il nostro ranocchio non si perse d’animo e ricominciò a saltellare qua e là,alla ricerca del bacio di una bella principessa. A un certo punto saltellando arrivò in una zona paludosa dove vide una principessa che si stava facendo i fanghi. Il ranocchio, vedendo la bella principessa ricoperta di fango pensò che lei non poteva rifiutare di baciarlo solo perché era un ranocchio, dato che non le faceva schifo cospargersi di fango, e si avvicinò. Ma appena la principessa lo vide, proprio come la bella principessa del ruscello, si alzò in piedi e corse via urlando.

Gutenberg ha ucciso il nonno - di Giovanna S. [incipit]


Mattinata d’inferno in una Roma più caotica e convulsa della stessa Napoli; non vedevo l’ora di squagliarmela da tanto frastuono, preparandomi con stoico piacere ad affrontare il viaggio di ritorno. Attraversavo in maniera sadica, con la mente, quelle tre ore di scarrozzamento tra Altissima Velocità e trenino sgangherato... la sofferenza era il prezzo da pagare, lo sapevo! Una volta oltrepassata la barriera spazio-temporale di Castellammare, un lungo, fresco, sferragliante passaggio nel

tunnel, poi la conca Sorrentina mi avrebbe accolto, materna, inondandomi di frescura, profumi, colori.

Il discorso finale del Presidente, ospite inatteso e, diciamolo, inopportuno più qualche insignificante temporeggiamento finale, mi avevano fatto perdere il treno previsto, costringendomi in stazione per circa un’ora in più.

Non mi restava che cercarmi una panchina tranquilla e aspettare pazientemente la prossima partenza.

mercoledì 6 maggio 2015

Merry Christmas - di Lodovico Ferrari [incipit]


-Dai Mery, mettiti là che ti faccio la foto.

Mia sorella sembra una bambina, a volte.

-Ma piantala Lory, ho 25 anni, ti pare che devo farmi fotografare con Babbo natale?

-Su, non la metto su facebook, promesso!

Mi rendo conto che tanto non ci avrebbe rinunciato e mi avvicino al vecchiaccio che il centro commerciale aveva piazzato vicino a una slitta di compensato.

Odio il Natale, e tanto più i supermercati addobbati di palle, lucine e Santa Claus rossi.

Questo poi è veramente deprimente. Grasso, sudato e con una barba più finta dei capelli di Berlusconi.

La foto è un successo, soprattutto per il Babbo che ne approfitta per toccarmi il sedere con una bella manata a palma aperta.

Vecchio, puzzolente e pure maiale. Viva il Natale.


Chiudo il freddo fuori dalla porta di casa. Il tepore interno mi riconcilia con la vita. Ho bisogno di un bel bagno caldo, così mi lavo via il ricordo del porco natalizio.

Preparo la vasca e ne approfitto per ascoltare l'Ipod con gli altoparlanti.

Milano Crotone - di Giacomo Pitrelli [incipit]


Una delle esperienze piu’ forti dal punto di vista emotivo che ho fatto nella mia vita è viaggiare in cuccetta sul mitico Milano Crotone negli anni 70/80/90. Partiamo dal cuccettista….


Per descriverlo scomoderò Dante:


« Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia »


In poche parole era uno scazzato dematerializzato che da psicopompo onniscente spingeva vecchi e bambini con linguaggio simil-portuale, lanciando di tanto in tanto in aria valigie cartonate dal peso apparente di 2500kg. Nella ricaduta delle suddette valigie si assisteva alla rottura di latte d’olio, vasi di salsa, vasi di carciofi modificati , alla fuga di animali quali galline, conigli e tacchini …(tutti vistosamente pompati da estrogeni) oltra ad uno spargimento di melanzane su una superficie di 10.000 mq. Il cuccettista non forniva informazioni a nessuno ma questo era giustificabile perché la varietà, ma soprattutto l’incomprensibilità dei dialetti calabresi, non favoriva l’espletamento della sua funzione. Sarà stata l’emozione del viaggio ma in quel momento arrivavo a non capire persino il dialetto di mio padre…Il calabrese magicamente si estraeva l’ipotalamo dal cranio e perdeva l’uso della vocale, iniziando a proferire suoni gutturali misti ad aspirazioni in un clima di terrore pari ai bombardamenti della seconda guerra mondiale. A quel punto si entrava nel loculo ovvero nella cuccetta.. La pulizia ovviamente risaliva al varo della carrozza…

martedì 5 maggio 2015

Il Papa è scivolato - di Alberto Lettieri [incipit]



- Cazzo – disse una voce dietro di me – hai scritto Papa invece che papà! –Era il Senno di poi. Proprio lui. Quello che dopo che hai girato a destra sbagliando strada, ti dice che ‘avresti dovuto girare a sinistra’.

Senno di poi era riuscito ad incunearsi nella mia mente, impedendomi di scrivere forse la storia più bella mai scritta, dove un padre scivolava dalle scale del settimo piano senza sosta, e dopo 12 anni di caduta si rendeva conto che le scale erano mobili.

- Vorrà dire che parlerò di un Papa che scivola.. -




17 Agosto 2075.

Giovanni Paolo V è morto oggi scivolando dal balconcino dove ogni Domenica proferiva messa a tutti i devoti pellegrini che lo andavano ad ascoltare anche sotto 68 gradi all’ombra.

I giornalisti di tutto il mondo hanno elaborato teorie fantasiose su cosa possa essere accaduto, pur di far notizia, ma la più accreditata è stata quella dei complottIsti della Lazio, con il loro “è stato Destro”..


- C’è un refuso – disse un’altra voce.

- Che cazzo è un refuso?! -

- Un errore -

- E tu di’ errore, imbecille -

A correggermi fu Lo studente del Dass che, acclamato dai sostenitori di Tumblr, era cresciuto vivo e pimpante dentro di me durante gli anni dell’Università.

Johnny lo sfigato - di Giovanna Avignoni [incipit]


Grazie alle spesse lenti da miope, Johnny vide Diana attraversare verso il bar e, inciampando nei suoi stessi piedi, si precipitò a prepararle il solito cappuccino sormontato da panna e cacao. Faceva un freddo bestiale e Johnny pensò che Diana lo avrebbe gradito ben caldo.
Mentre lo preparava con cura, Johnny notò un uomo in fondo al bancone: leggeva un giornale. Qualcosa in quella persona non riusciva a convincerlo. Nel frattempo Diana era entrata nel locale, portandosi dietro il freddo pungente di quella mattina di gennaio.
Johnny sentì uno strano calore nello stomaco e le ginocchia iniziarono a cedergli. Guardò Diana, fece per offrirle il cappuccino fumante ma il gomito, che aveva poggiato con una certa noncuranza al bancone, fallì l’appoggio tirandosi dietro la tazza piena e il padrone del braccio che rovinò a terra, scomparendo alla vista della ragazza divertita.
“Fuori fa un freddo cane e il tuo cappuccino ci vorrebbe proprio”, esclamò Diana trattenendo a stento la risata.
“Sono d’accordo”, affermò Johnny mentre, imbarazzato e con gli occhiali ancora sbilenchi, le preparava un nuovo cappuccio fumante. “Il tuo naso è paonazzo…”,esclamò aggiustandosi gli occhiali. Diana lo guardò risentita e Johnny si pentì subito di quanto aveva affermato. Non riusciva mai a fare bella figura con Diana. No, con le donne faceva sempre la parte del fesso. Appena vedeva Diana, poi, perdeva se stesso e non riusciva più a ritrovarsi.

Desoler vada dallo preside! - di Alessandro De Soller [incipit]


Se c’è una cosa che mi piace, oltre le belle donne intellettualmente appaganti, oltre la musica jazz e il buon vivere, è scherzare. Chi non scherza, non sa nemmeno essere serio.

Capitò tanti anni fa, di farmi prendere la mano uno dei primi giorni dell’ultimo anno delle superiori, con una burla che qualche volta amo ancora architettare.

Si era al Kennedy in via del Corso a Roma, istituto professionale per ragazzi che avevano poca voglia di istruirsi e ancor meno di diventare tecnici.

Ho sempre amato studiare, ma solo quello che mi aggrada. Così come la passione per la musica che mi trascina verso quello che mi piace, di certo non quello che mi è indifferente. Amo leggere testi che mi nutrono, non tomi scassagenitali astrusi anche a un bibliotecario cifotico.

Insomma, si organizza lo scherzetto.

Un compagno di classe modifica l’elenco degli alunni, ribattendolo a macchina di sana pianta.

Il giorno dopo, appena entrati, avremmo avuto due ore della famigerata Ragioneria con il professor Grisù, dal nome del pericoloso gas.

Fiatella sturba somari e ascella pezzata come un bracciante di Carpi il giorno di ferragosto, il nostro insegnante era famoso per l’olezzo de suoi molari anche a Ulan Bataar.

lunedì 4 maggio 2015

[Arcobaleno d'inchiostro] - contest dei generi letterari: COMICO


ARCOBALENO D'INCHIOSTRO

IL CONTEST E' GRATUITO, IL VINCITORE VEDRA' IL SUO RACCONTO PUBBLICATO SU QUESTO BLOG CON SCHEDA DI VALUTAZIONE DEL GIUDICE!





I racconti devono essere di genere COMICO (si accettano anche racconti già editi, purché l'autore ne detenga i diritti)

La lunghezza del testo deve essere di massimo 6.000 battute totali (spazi inclusi). 

Periodo invio racconti: da lunedì 4 maggio fino a domenica 10 maggio 2015 (ore 20.00).

Gli autori devono compilare apposita liberatoria se vogliono vedere il proprio racconto inserito nella futura antologia in ebook che verrà diffusa gratuitamente da Magla, l'isola del libro. La liberatoria va spedita assieme al racconto. Scarica la liberatoria qui


I racconti andranno inviati alla seguente email: magla.isoladellibro@gmail.com


Il nostro giudice valuterà i racconti e stabilità il più attinente al tema, che sarà quindi proclamanto vincitore. Il giudice per questa gara è: Antonio Borghesi [vedi la scheda a seguire]

Proclamazione vincitore del contest:  lunedì 18 maggio 2015



INFORMAZIONI SUL GENERE LETTERARIO 
Comico
(a cura di Clementina Boccellino)
[clicca sull'immagine per ingrandire]





INFORMAZIONI SUL GIUDICE ESTERNO DI QUESTA GARA
Antonio Borghesi


(elaborazione grafica di Clementina Boccellino)
[clicca sull'immagine per ingrandire]






LEGGI LA BIOGRAFIA COMPLETA QUI


 

ECCO I RACCONTI GIA' PERVENUTI IN REDAZIONE

(potete leggere l'incipit di ogni racconto cliccando nel titolo)




La scadenza per il termine di invio racconti 
è fissata per domenica 10 maggio ore 20.00
...mandate i vostri racconti!

* i racconti rimangono di proprietà degli autori